Centro di cultura equestre

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" Ci sono due cose in equitazione: la tecnica e l'anima " cit. Nuno Olivera

Scuola equestre Epona asd a Vaggio, Reggello ( FI )

Scuola equestre Epona asd a Vaggio, Reggello ( FI )

 

Scuola Equestre Epona asd è una scuola unica nel suo genere: da noi imparerai a stare con i cavalli, a capirli fino in fondo e a farti accettare! Loro ti accetteranno nel loro branco e avrai guadagnato un amico per la vita!

 Siamo una Scuola Equestre e in quanto tale abbiamo un programma preciso per insegnarti a essere una vera persona di cavalli! Il nostro programma comprende volteggio, horsemanship e equitazione...vieni a scoprirlo!!

La Scuola equestre Epona asd nasce dall'amore e dalla passione per i cavalli. Il nostro obiettivo è trasmettere tutto questo ai nostri allievi e renderli capaci di capire e comunicare con i cavalli. Infatti ci proponiamo di formare delle vere e proprie persone di cavalli, che sappiano capire le esigenze di questi fantastici animali e che siano preparati a gestirli nel migliore dei modi. 

I nostri cavalli vivono in branco tutto il giorno e tutto l'anno, hanno comodi box sempre aperti per accoglierli, fieno a disposizione e acqua fresca. Per noi è molto importante garantire loro una gestione naturale in branco e liberi nel pascolo, permettendo loro di gestirsi la quotidianità.

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I Nostri Prodotti e Servizi

  •  Lezioni di:
  • volteggio
  • horsemanship
  • Cavalgiocare
  • equitazione
  • riabilitazione equestre
  •  avvicinamento al cavallo
  • centri estivi
  • lezioni a domicilio
  • stages formativi
  • lezioni teoriche
  •  Corsi e lezioni per bambini, ragazzi e adulti; lezioni singole o di gruppo, lezioni private e a domicilio.
  •  Lezioni immerse nella natura a contatto coi tuoi amici cavalli.
  • Da sempre desideri avere un cavallo tuo?? I nostri soci non devono comprarlo ma avere...
  • "Un cavallo per amico!"                   Vieni a scoprirlo!

 

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Il CI

Ora chiederete voi cosa c’entra il CI o KI giapponese con l’equitazione.

In realtà una volta chiarito cosa vuol dire CI o KI, verranno immediatamente alla mente dei più illuminati una serie di collegamenti piuttosto lapalissiani .

 Chi conosce un po’ di yoga o qualche arte marziale orientale ne avrà già sentito parlare, magari sotto il nome sanscrito di Prana ( in latino era lo spiritus e in greco πνευμα ,pneuma, o addirittura la voce ebraica rû:ăh (molto più onomatopeica) che indicava la Vita, il respiro divino).

Per i giapponesi, che condividono molti elementi culturali con i cinesi a causa di tante invasioni e guerre che si sono susseguite nei secoli, era lespressione della forza interiore che pervadeva un guerriero e proprio loro lo chiamarono lurlo che uccide” perché il più delle volte trovarsi di fronte un samurai che faceva il CI era lultimo grido che gli avversari sentivano prima di morire. Furono proprio questi ultimi, grandi cavalieri, a capire come latteggiamento esternato attraverso il CI fosse un formidabile mezzo di comunicazione; questo può infatti apparire persino intimidatorio nei confronti del cavallo, il quale NON è telepatico come asseriva Blake ma semplicemente ci vede bene e sa riconoscere senza mai sbagliare latteggiamento di chi gli si avvicina (egli infatti non può sbagliare perché, in quanto preda, se sbaglia è morto). Quindi se il CI è lesternazione di un atteggiamento forte, anche se non aggressivo, questo è indice di una forza interiore nonché la dimostrazione che latteggiamento è il giuso mezzo di comunicazione con in cavallo, molto più efficace ed immediato di una frustata o di una speronata.

 

Cav. Carlo Del Vecchio

 

Scuola Equestre Epona asd

Il cavallo pratica lo zen?

Il cavallo pratica lo "ZEN"?

Ok, Stamani Carlo ha fatto colazione con la grappa!

 

Scherzi a parte, stamani mi sono alzato con l'idea di portare a una mia allieva un vecchio libretto che a me ha dato molto:

 

- Lo zen e il tiro con l'arco - (Eugen Herrigel - Adelphi - ISBN 88-459-0177-7)

 

Naturalmente, data la mia nota mania per l'ordine... non sono riuscito a trovarlo, ma ho avuto così l'occasione di ripensarci e ricordare.

Il flusso dei pensieri del mattino mi ha portato a fare alcune considerazioni che voglio proprio condividere con il miei tre lettori.

 

Forse vi ho già accennato della mia propensione giovanile alle filosofie, alle pratiche e anche allo sport orientale.

Questa mia tendenza mi ha permesso di apprezzare quello che mi circonda con altri occhi (non sempre!).

 

Studiare il cavallo attraverso IL metodo PNH, dopo decenni di visione meccanicista dell'equitazione tradizionale, mi ha portato a distaccarmi dal pensiero cartesiano della res extensa, che vedeva anche gli animali e l'uomo, come pure "macchine".

Se l'uomo non è quindi considerabile come "macchina" tanto più il cavallo può essere tale, anche se in tal guisa veniva e viene, purtroppo, trattato spesso.

Le sette chiavi del successo del PNH sono:

l’Atteggiamento,
la Conoscenza
l’Equipaggiamento
la Tecnica
il Tempo
l’Immaginazione e (the last but not the least)
un tutor o un istruttore che mi segua, mi instradi e mi corregga
Se penso a come prepararmi a una seduta di ZaZen (mettermi a meditare semplicemente seduto), direi che devo pormi nella condizione di essere:

consapevole,
paziente,
concentrato
interiormente equilibrato,
pronto a un duro esercizio.
conscio dell’abilità tecnica di cui dispongo, ma soprattutto
capace di accordare il mio spirito all’armonia della natura delle cose che mi circondano.
E tutto questo rinunciando alle distorsioni del mio Io e ai filtri che assorbo, anche inconsciamente, dall'ambiente. Buffo come ci siano similitudini e richiami, vero?!

 

Tornando a Helliger, lui comprende che poter arrivare a colpire il bersaglio dell’eccellenza, il vero successo, deve seguire un processo che si compone di molte frazioni, azioni e, soprattutto, non-azioni. Comprende che non si matura da soli, la ricerca del falso successo è una grande tentazione e il Maestro lo espelle per la ricerca di ciò, di quello che noi chiameremmo: un trucco.

L’acquisizione delle conoscenze, della conoscenza, permette di evolversi, di creare, anche perché l’alternativa non è la stasi ma l’involuzione, la morte. Quindi lo zen “obbliga” a migliorarci sempre, a cercare qualcosa di migliore (ho letto qualcosa di Pat in proposito?).

Per me questa ricerca deve essere vicina a qualcosa che mi interessa e mi attira. Non sono così elevato nel mio spirito per una meditazione ascetica ma se “uso” un esempio come il mio cavallo, tutto diventa più semplice; lui ha un sistema semplicissimo per spiegarmi i miei errori, mi abbandona e non analizza l’errore ma mi mostra quello che c’è più avanti, in puro stile zen.

Non parla ma la parola e' quasi sempre incompleta. Quando trova la sua precisione, noi riusciamo a trasmettere la nostra esperienza "dal mio cuore al tuo cuore", così come Pat ci insegna a carezzare il cavallo mettendo il proprio cuore nel palmo della mano.

Non serve la parola, quindi, come ci insegna lo zen:

"Nel silenzio si alza lo spirito immortale e senza parlare la gioia viene" (non so se qualcuno ha presente quando pensi una cosa, il tuo cavallo ti guarda e lo fa!? un mio allievo, Ricacrdo, dice essere magico!).

Non solo ma quando mi rivolgo a Freek (che considero il “mio” cavallo) lo faccio e lo devo fare assolutamente "gratuitamente, senza scopo ne' spirito di profitto", che nello zen è detto mushotoku, perché è questo lo spirito con cui lui mi dona il suo sguardo.

 

Quindi se rileggo le parole del Maestro di Helliger deduco che devo essere completamente presente in ogni mio gesto: concentrarmi qui e ora, nella continua coscienza del mio proprio essere, unita alla ricerca di armonia ed efficienza, perché se guardo Freek… lui lo fa, lui si comporta sempre così!.

Il professor Helliger capisce allora come la crescita che accompagna le lezioni di tiro con l’arco, debba avere una durata di diversi anni, perché l’arco, la freccia, il bersaglio, l’arciere, hanno bisogno di tanto tempo per divenire una cosa sola. Avete mai sentito parlare in equitazione di un “binomio”?! Ecco!

Centrare il bersaglio non è niente se non si è arrivati al distacco da se stessi prima di scoccare la freccia, non ci sono regole da comprendere ed imparare, ma sensazioni da vivere. Solo l’esperienza diretta costruita con la perdita graduale della cultura precedente, porterà l’allievo all’ esecuzione del tiro con l’arco senza la comprensione di perché sia perfetto, ma con la semplice constatazione del risultato.

Dunque è per questo che è così difficile il PNH con i giovani e con chi già ha affrontato l”equitazione” tradizionale, perché è difficile diventare nuovamente un "allievo", non è cosa per tutti. Soprattutto quando si è allievi di un maestro che ci insegna un'arte non solo a noi sconosciuta, ma anche quasi incomprensibile come il Kyudo… o come il PNH!

 

Il giorno che mi avvicinai al PNH mi dissi che erano tanti anni che “montavo” e cos’altro avevo da imparare? Si trattava di usare un bastoncino arancione invece del frustino e una corda (scomoda) invece delle redini… e invece dovetti riconoscere prima di tutto che i miei gesti erano sbagliati, poi che erano sbagliate le mie intenzioni, infine che proprio le cose su cui facevo affidamento erano i più grandi ostacoli: la volontà, la chiara distinzione fra mezzo e fine, il desiderio di riuscire.

Herrigel fu aiutato dal suo Maestro a scrollarsi tutto di dosso, a restare "vuoto" per accogliere, quasi senza accorgersene, l'unico gesto giusto, che facesse centro quello di cui gli arcieri Zen dicono: "Un colpo, una vita". In un tale colpo, arco, freccia, bersaglio e arciere si intrecciano in modo che non è possibile separarli: la freccia scoccata mette in gioco tutta la vita dell'arciere e il bersaglio da colpire è l'arciere stesso… come il momento in cui il mio cavallo mi “dice”: io sono con te, insieme possiamo … tutto! L'ho provato la prima volta in dieci passi di galoppo in cui sentii che tutti i muscoli del mio cavallo erano i miei muscoli! Che sensazione!

 

Il percorso dell’autore lo conduce a comprendere (ma sarebbe meglio dire a praticare) come sia proprio la sua volontà di centrare il bersaglio con la freccia il più grande ostacolo al raggiungimento dell’eccellenza nell’arte del tiro con l’arco. Nell’approccio zen, “la vera arte è senza scopo e senza intenzione”, così come un cavaliere trova il fallimento già nel'accezione del suo nome mentre un horseman non può mai fallire perché nella sua concezione del binomio non esiste il fallimento ma solo una nuova osservazione.

 

E questo suo essere senza scopo né intenzione fa in modo che ogni singolo gesto sia fine a se stesso. Incoccare la freccia ha come scopo null’altro che incoccare la freccia, e lo stesso vale per l’atto di tendere la corda, e per ogni atto successivo. La totale attenzione al processo, senza occuparsi minimamente del risultato. Soltanto la cura del processo, senza altra intenzione, porterà all’eccellenza del risultato. Ripensando a questo mi viene in mente come certe volte le nostre lezioni durino ore senza che nessuno pensi ad altro che a un piccolissimo particolare che ricerca attentamente con il suo cavallo senza rendersi conto di dove si trova e del passare del tempo.

 

Un’altra massima zen:

Prima decidi ciò che farai,

poi pianifica nel migliore dei modi.

Quindi, semplicemente, fallo.

Studiare quindi con attenzione il mio progetto al fine di acquisirne la conoscenza necessaria, preparando solo l’equipaggiamento che mi serve, immaginando nella mia mente i giochi che applicherò senza mettermi dei termini di tempo al fine di assumere il giusto atteggiamento e poi, semplicemente, applicarlo.

Una volta, un mio amico allevatore di cavalli maremmano, mi disse che i cavalli sono capaci di stare davanti a una staccionata per giorni a guardarla finchè partono al galoppo e la saltano (o sfondano); per chi vedesse una cosa del genere solo nel finale penserebbe a un attacco di pazzia e invece è una decisione maturata nel tempo, di un progetto portato a termine con il "vero" successo.

Una progetto ben pianificato consente, una volta terminato il suo studio, di dedicare tutta la propria attenzione al suo svolgimento, senza la distrazione di dover pensare a ciò che verrà dopo o a ciò che è stato prima.

Vivere il qui e ora.

Come nel tiro con l’arco, è la cura di ogni parte del processo come fine a se stessa che consente di raggiungere il risultato. Il termine “consente” non è casuale: si tratta proprio di consentire che le cose accadano. E questo, il più delle volte ha a che vedere più con il sottrarre, con il rimuovere piuttosto che con l’aggiungere…

 

In fondo in fondo, se penso a me e al mio cavallo e leggo alcune massime della filosofia zen quali:

autocontrollarsi al fine di eliminare l'insorgere delle emozioni negative come illusione,

rabbia, desiderio

coltivare emozioni positive come amorevolezza, compassione, gioia, empatia, equanimità

focalizzarsi sul presente distaccando il pensiero dal passato e dal futuro

meditare e accettare l'impermanenza delle cose

meditare sulla natura illusoria del sé e di ogni concetto dualistico

prevenire le malattie avendo cura costante del proprio corpo-mente anziché intervenire

a posteriori

ricercare in ogni momento equilibrio e armonia

rispettare il proprio corpo e la vita di ogni essere senziente

tendere all'unione con l'eterno presente che cambia

vivere naturalmente amando e rispettando l'ambiente di cui facciamo parte

Mi rendo conto che è quello che sto cercando di fare da sempre con lui; anzi, mi rendo conto che lui lo fa sempre da solo, con il suo branco e con me!

Quindi, in ultima analisi posso affermare che il cavallo (come QUASI tutta la natura) non pratica lo zen, é lo zen!

 

Purtroppo la strada è stata lunga e il traffico ha permesso ai miei pensieri di fluire… per molto e quindi mi sono dilungato tanto, ma se uno dei miei tre lettori è arrivato fino in fondo, gli auguro buon savvy!

 Cav. Carlo Del Vecchio

Scuola equestre Epona asd